28/11/11

"Buongiorno Violetta, sei a Pesaro, cerca di non dimenticarti che non volevi passare quì la tua vita, quindi per un po' va bene, ma prima o poi trova il modo di cambiare città."

25/11/11


Venezia, Biennale 2011

18/11/11

"fino a marzo stai tranquilla, poi inizia a preoccuparti"

17/11/11


"ma se ci tieni tanto puoi baciarmi ogni volta che vuoi"

13/11/11


"A me serve una casa, mi costruisci una casa di legno?" "....è che non si può..., se potessi costruirei una città"

12/11/11

Una delle parole (per me) più importanti al mondo è "perdono", ma mi piace di più in inglese, "forgiveness". Mi sembra che sia più chiara, più comprensibile.

11/11/11

11/11

Avevo vent'anni. Non permetterò a nessuno di dire che questa è la più bella età della vita.

09/11/11

E va bene, la farsa è finita. Tre giorni di passaggio, tra il fare finta di stare bene e il respingere il malessere. Tre mesi di troppa felicità.
Adesso basta. da domani torna la violetta che vi piace tanto, quella così triste, quella che fa quei disegni che vi piacciono così tanto da invitarmi ad uscire, per poi ritrovarvi a portare a cena una psicopatica.

Ai nuovi lettori, per favore, se vi piace il blog, non invitatemi ad uscire, ci hanno provato in molti. e io ho provato molte volte ad unire le due parti. ma non funziona, è una farsa.
Uscire con quella dei disegni è impossibile. non esiste, non è reale. esiste solo sulla carta. Se esistesse, anche a me piacerebbe andarci a cena insieme.

A volte sono cosi cattiva, così subdola, da sostituirmi a lei, da usarla per prendermi tutti i meriti, e tutti gli inviti a cena.

Tanto poi il gioco non regge, è evidente. Io non sono affascinate come lei, io non so mai di che parlare, io non so dipingere. Io so solo impaginare cataloghi.

Cosi come è evidente che appena lei se ne accorge, torna e mi prende a sberle. Quindi ritorno al mio posto. Questo blog è solo suo.
Anche se senza tutte queste cattiverie che le faccio, non avrebbe nessuna forza di reagire. Di tornare a lavorare, o a scrivere.

07/11/11

no...così non va...tu che ridi sempre, stai passando una giornata senza neanche sorridere. Pensa a qualcosa di bello, pensa che sabato parti. pensa alla sister, pensa che la sister ha cominciato a dipingere...si ecco un bel pensiero. bene, sorrido di nuovo.

06/11/11

A vent'anni non capivo come ci si sente a ventisei. A venticinque anni non capivo come ci si sente a trenta..proprio non ci riuscivo. Adesso, a ventinove posso capire come ci si sente a trent'anni, ma non riesco a capire come ci si sente a trentacinque. C'è sempre uno scarto di cinque-sei anni. Arrivo sempre in ritardo. Trascorrere il tempo con chi ha ventinove-trent'anni è l'unica cosa che mi riesce facile. Tutto il resto sembra come quando ti raccontano le cose che non hai visto, e tu provi ad immaginartele.
A vent'anni sognavo, a venticinque sognavo ancora, ma di meno. A ventinove? Un po' stanca. praticamente costretta a dimenticarmi di sognare ogni volta che mi accorgo di farlo. Poi però lo faccio lo stesso.. in un angolino della stanza, di nascosto.. quando è tutto buio. Penso che nessuno se ne accorge...invece non funziona..mi scoprono subito. Va bene mi sveglio. ancora cinque minuti...posso svegliarmi domani? posso svegliarmi tra una settimana? Posso non svegliarmi e basta?
Arrivo in orario in ufficio, consegno in tempo i progetti, cucino tutti i giorni, pago l'affitto regolarmente, pulisco la casa regolarmente, lavo la tazza della colazione ogni mattina, vado a yoga. Cosa devo fare di più? Tutto il resto non ce la faccio a regolarlo. Penso sempre che tutto il resto deve andare da sè. cosi come lo pensavo a venti o a venticinque. Forse, considerando che il resto non va da sè come io mi immagino che debba andare, questo è un pensiero sbagliato. Allora ci provo, va bene, mi sveglio, regolo, misuro e controllo. Ma tanto è così evidente che non sono capace. Fail Fail Fail Fail Fail Fail. Fail, come a quindici, come a venti, come a venticinque, come a ventinove.